LETTERA APERTA A GIANFRANCO FINI

febbraio 14, 2012 2 commenti
Di Fabrizio Penna
Caro Presidente, è bello tornare a parlare di progetto, ma anche di identità. In politica esistono idee che si fanno azione ed esistono soprattutto quelle idee per le quali vale la pena rischiare, come tu ami spesso ricordare. Soprattutto esiste il coraggio, quello che tu ci hai insegnato ad avere, il coraggio delle scelte, il coraggio della rinuncia. Progetto ed identità sono concetti che non contrastano tra loro, ma si completano e si rafforzano l’uno con l’altro. L’identita’ senza progetto produce qualcosa che non cresce e, come diceva Spengler, tutto ciò ‘ che non cresce e’ destinato a morire. Il progetto senza identità, invece, e’ mero esercizio matematico. I piani quinquennali delle economie sovietiche erano dei progetti perfetti, ma, volutamente senza identità, portarono meta’ del mondo al disastro. Così come in tempi più recenti la progettualità capitalista, eccessivamente globalizzata in sfregio ad ogni identità, sta vivendo una crisi finale devastante. L’albero più bello, quello che ad ogni stagione si rinnova con i fiori ed i frutti sempre più buoni, quello che resiste alle intemperie e che si adatta al suo habitat e’ sempre un albero che poggia su radici profonde.

Hai ragione, Presidente, ad esortarci a non aver paura di navigare in mare aperto o scendere nelle profondità ‘ degli abissi, ma ci ricordiamo che anche la più scassata delle navi quando naviga in mare aperto issa sempre le sue insegne. La Nina, la Pinta e la Santa Maria scoprirono il Nuovo Mondo issando, appunto, i segni della loro identità, allora quelli della cattolicissima Spagna. Cosi come Ulisse girovago’ per il mediterraneo con i simboli della sua Itaca. Oppure come i corsari più temibili, che si riconoscevano comunque nel loro jolly roger. Presidente, tu non avere paura delle parole. La battaglia delle parole, di cui parlava qualche tuo predecessore, deve essere sempre combattuta. Identità non e’ un tabù. Identità, diciamolo chiaramente, non e’ chincaglieria vetero, neo o post fascista. Identità e ‘ l’anima profonda di un popolo e dei suoi uomini migliori, quelli che per il bene comune si mettono in movimento. Senza la sua identità  Martin Luther King non avrebbe mai pronunciato “I have a dream” sostituendolo con un più accettabile, ma decisamente freddino, “I have a project”. Senza la sua identità cattolica, rivoluzionaria nell’america dei wasp, JFK non avrebbe percorso la nuova frontiera. Senza identità l’uomo sulla Luna non avrebbe piantato alcuna bandiera. Senza identità Vaclav Havel non avrebbe lottato per un’Europa libera e liberale. Senza identità non sarebbe mai sorto lo Stato di Israele. Senza identità Obama non avrebbe avuto alcuna New Hope. Senza identità i cantieri navali di Danzica non avrebbero mai visto nascere Solidarnosc. Nessun progetto puo’ nascere senza identità. Oggi, per dare prevalenza ai progetti rispetto alle identità, rischiamo di far svanire un sogno che si chiama Europa. Perché chi, come te, ha fondato questa Unione non può accettare che l’identità europea muoia bruciata dalle molotov di Atene in quanto progetto senza anima. Caro Presidente, potremmo anche noi raccogliere la tua sfida adulandoti, sarebbe facile, ma non sarebbe finiano, non sarebbe coraggioso. Potremmo anche noi discettare di politologia, ma dubitiamo che un ragazzo di venti anni possa scoprire l’impegno politico e civile senza passione. La generazione dei millennials, quelli che esistono perché socializzano in rete, sa benissimo che quello smartphone che li tiene connessi con il mondo e’ stato comprato con i soldi di un benessere che rischia di essere un lontano ricordo. Questi giovani sanno che quello che dice Mario Monti sul lavoro e’ vero, ma vogliono dai politici come te una motivazione per accettarla questa verità. E allora siamo pronti alla sfida. Noi in mare aperto ci stiamo, abbiamo già mollato gli ormeggi, anzi li abbiamo recisi in un solo istante con un solo colpo di ascia. Partendo abbiamo anche bruciato i pontili alle nostre spalle, indietro non si torna. Ma nel mare in tempesta, progettando ovviamente la rotta migliore, isseremo sempre il vessillo della nostra identità. L‘identità di una nazione, coesa, solidale e basata finalmente sul merito e sulla legalità. L’identità di chi vuole essere italiano perché ama la Patria dove e’ nato. L’identità di un popolo forte, creativo, aperto ed unito.

 

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PROV. ROMA: FUTURO E LIBERTA’ E GIOVENTU’ FUTURISTA: “GRAVI DI ZINGARETTI PER LA PESSIMA GESTIONE DELL’EMERGENZA

“Non ci appartiene la pratica dello sciacallaggio, specialmente in momenti come questo, ove il mettersi a disposizione al servizio di tutte quelle persone che versano in serie difficoltà, rappresenta la priorità assoluta,, ma non possiamo, a oltre tre giorni dall’inizio dell’emergenza maltempo, non stigmatizzare le gravi responsabilità dell’attuale Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, in merito alla gestione dell’emergenza in moltissimi comuni della Provincia di Roma e dei Castelli Romani in particolare”.

Si legge in una nota diffusa dai dirigenti di Gioventù Futurista, unitamente ad Andrea Titti, Responsabile del Circolo Territoriale di Futuro e Libertà nel comune di Albano Laziale e Nicola Gallo, Responsabile di Fli per la città di Frascati.

“Oltre alla neve ed al ghiaccio – sostengono i firmatari della nota – si è aggiunta una persistente mancanza di acqua ed energia elettrica, che sta mettendo in ginocchio interi comuni, sia montani che collinari. I cittadini ed i sindaci sembrano essere abbandonati a loro stessi, senza mezzi e risorse minime necessarie. La scarsa prevenzione e l’inadeguatezza nella tempestività degli interventi non possono non trovare un responsabile. Realtà come quella del comune di Rocca Priora, da tre giorni isolata dal mondo, senza luce e acqua, con oltre un metro di neve, e con l’impossibilità di approvvigionamenti, anche di cibo e beni di prima necessità, rappresenta una situazione non più sostenibile in silenzio. Addirittura in alcuni casi si parla di impossibilità di impiego di mezzi per mancanza di benzina. Qualcuno ne dovrà rispondere e si dovrà assumere la responsabilità di un simile stato dei nostri apparati di soccorso e infrastrutturali”. Concludono.

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In ricordo di Paolo Di Nella, un dossier redatto dai ragazzi Azione Giovani del Nucleo Trieste Salario di Roma

ROMA – “Paolo amava il suo quartiere, e proprio in nome di questo amore aveva programmato una battaglia per l’esproprio di Villa Chigi, che voleva far destinare a centro sociale e culturale. Per far partecipare gli abitanti del quartiere a questa battaglia sociale, il 3 febbraio sarebbe dovuta cominciare una raccolta di firme.
Paolo, impegnato in prima persona nell’iniziativa, aveva dedicato gran parte della giornata del 2 ad affiggere manifesti che la rendevano pubblica. Dopo una breve interruzione, l’affissione riprese alle 22. Durante il percorso non ci furono incidenti, anche se Paolo e la giovane militante che lo accompagnava, notarono alcune presenze sospette. Verso le 0.45 Paolo si accingeva ad affiggere manifesti su un cartellone situato su uno spartitraffico di piazza Gondar. Qui sostavano due ragazzi che, appena Paolo voltò loro le spalle per mettere la colla, si diressero di corsa verso di lui. Uno di loro lo colpì alla testa. Poi, sempre di corsa, fuggirono per via Lagotana. Paolo, ancora stordito per il colpo, si diresse alla macchina, da dove la ragazza che lo accompagnava aveva assistito impotente alla scena.
Dopo essersi sciacquato ad una fontanella la ferita ancora sanguinante, Paolo riportò in sede i manifesti e il secchio di colla. Verso l’1.30, rientrò a casa. I genitori lo sentirono lavarsi i capelli, muoversi inquieto e lamentarsi. Lo soccorsero chiamando un’ambulanza, che però arrivò quando ormai Paolo era già in coma. Solo nella tarda mattinata del giorno dopo, il 3 febbraio (tardi, maledettamente tardi per uno nelle sue condizioni), Paolo venne operato, e gli vennero asportati due ematomi e un tratto di cranio frantumato.
Le prime indagini furono condotte con estrema superficialità dal dirigente della Digos romana incaricato del caso, il dottor Marchionne. Non ci furono infatti né perquisizioni, né fermi di polizia tra gli esponenti dell’Autonomia Operaia del quartiere Africano. La ragazza che era con Paolo, unica testimone dell’agguato, venne interrogata dagli inquirenti che, più che all’accertamento dei fatti, sembravano interessati alla struttura organizzativa del Fronte della gioventù e ai nomi dei suoi dirigenti, magari per dar corpo all’ignobile storiella della “faida interna”. L’istruttoria sembrò avere una solerte ripresa quando al capezzale di Paolo arrivò anche l’allora Presidente della Repubblica, Sandro Pertini. Passato però il momento di risonanza dovuto a questo gesto, tutto tornò ad essere chiuso in un cassetto.
La sera del 9 febbraio, alle 20,05, dopo sette giorni di coma, la solitaria lotta di Paolo contro la morte giunse a termine.
Seguirono giorni di forte tensione, in cui finalmente gli inquirenti si decisero, almeno apparentemente, a dare concretezza alle indagini. Vennero finalmente fatte alcune perquisizioni nelle case dei più noti esponenti dei Collettivi autonomi di Valmelaina e dell’Africano.
Uno dei massimi sospettati era Corrado Quarra, individuato perché non nuovo ad aggressioni a ragazzi di destra. Dopo aver tentato varie volte di sottrarsi all’incontro con i magistrati, comportamento che non fece altro che confermare i sospetti su di lui, venne arrestato per caso la notte del 1 agosto 1983.
In un confronto all’americana Daniela, la ragazza che era con Paolo quella notte, lo riconobbe come colui che materialmente lo aveva colpito. In conseguenza dell’avvenuto riconoscimento il fermo di polizia a suo carico divenne ordine di cattura per omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Dopo tre mesi di silenzio, il 3 novembre, la ragazza venne convocata per il secondo riconoscimento. Concentrandosi sulle caratteristiche somatiche della persona che accompagnava lo sprangatore, Daniela indicò il secondo presunto aggressore.
A questo punto si rivelò il tranello in cui era caduta: il giovane da lei riconosciuto non era l’indiziato, ma un amico da lui appositamente scelto. Inoltre costui non doveva essere riconosciuto come complice dello sprangatore, ma come alternativa al Quarra nella persona dello sprangatore. A questo punto il giudice istruttore, dottor Calabria, disse alla ragazza che, se aveva sbagliato il secondo riconoscimento poteva aver sbagliato anche il primo. Discorso finalizzato a facilitare la scarcerazione del Quarra che avvenne il 28 dicembre. Questo proscioglimento, che segnò la fine delle indagini sull’omicidio di Paolo, fu passato sotto silenzio. Se ne ebbe notizia solo il 30 maggio 1984, grazie ad un comunicato del Fronte della gioventù″.

Con la morte di Paolo si chiude questo capitolo di sangue che è ormai storia, anche se quasi totalmente sconosciuta, della nostra nazione.

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FOIBE: ASCOLTIAMO CIO’ CHE VIENE DALLA NOSTRA TERRA

DA WWW.ONDAFUTURISTA.IT

di Andrea Titti

La Giornata del Ricordo che in questi giorni stiamo onorando, non deve essere esclusivamente un giusto omaggio alle vittime di un’epoca fatta di stragi, di odio ideologico ed etnico, ma un momento in cui inverare il significato profondo dell’Italianità. Gli accadimenti del confine orientale, nel periodo finale del secondo conflitto mondiale e negli anni del primo dopoguerra, ci dovrebbero insegnare che nessuna ideologia potrà mai sopire il bisogno dell’uomo di sentirsi parte di una comunità nazionale. Se la Patria è la terra dei padri, come non capire che il richiamo della terra ove si è nati, ove le proprie memorie personali e familiari trovano albergo, non smetterà mai di parlarci. Quegli uomini, quelle donne, quei giovani, che per non rinunciare ad essere loro stessi hanno sacrificato tutto, financo la propria vita, ci narrano di una storia fatta d’amore e non di odio, di solidarietà invece che di egoismi, di pace anzichè di guerra. Nessun “paradiso comunista” potrà mai annullare questi valori, radicati nell’anima profonda della nostra Italia.Le piazze, i campanili e le arene, da ogni pietra del più sperduto borgo dove i nostri avi hanno messo radici diffondono un messaggio assai più potente di qualsiasi regime che e qualsiasi dittatore. La storia delle terre Giuliane è l’esempio di come il concetto di Libertà cammini pari passo con quello di Nazione, indissolubilmente. Nazione e cittadinanza, affondano i loro significati nella cultura ancor prima che nei semplici confini geografici o politici. Oggi nell’epoca dell’Europa unita essi possono dispiegare la loro formidabile forza d’atttrazione di massa, che travalica ogni potere economico e finanziario. L’unità dei popoli basata sulla cultura e sulla tradizione non sarà mai spezzata da nessuno. La comunità che in solitario ha custodito questo valore per i decenni scorsi ora ha il compito di diffonderne i significati, il valore, affinchè sia tramandato alle generazioni future, mediante un opera indefessa di comunicazione e studio, spiegando come dalle radici più lontane si possa costruire un senso di appartenenza e cittadinanza comune e condiviso, tra tutti coloro che si sentono e sono Italiani.

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L’ULTIMA BOIATA DI MARIO IL TECNICO..

“Siamo arrivati alle comiche finali, ormai la linea antinazionale di Mario Monti e di questo governo è stata palesata, il premier dopo aver sparato contro il posto fisso adesso invita i nostri giovani a realizzarsi fuori dall’Italia. E’ assolutamente vergognoso quanto affermato da Monti, partito con il visino d’angelo adesso si sta rivelando per quello che è cioè un liberista amico delle lobby internazionali. Noi giovani Italiani crediamo nella nostra terra e rimarremo qui per sfidare la gerontocrazia, per moralizzare la politica, per la supremazia della politica sulla finanza, per riprenderci il nostro futuro e quello del nostro popolo. Caro Mario, IL DOMANI APPARTIENE A NOI!”-dichiarano i militanti del movimento nazionalpopolare Gioventù Futurista-

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LA POLITICA DEL CUORE..

Ringraziando tutti i partecipanti alla fiaccolata di ieri, un grazie speciale lo dobbiamo a Roberto Menia, icona della nuova destra, attaccato a determinati valori, ha fortemente voluto che Fli ricordasse una tragedia dimenticata.

Grazie Roberto per aver partecipato al nostro momento di raccoglimento, non è un caso che centinaia di giovani si riconoscano nel tuo pensiero, nel tuo modo passionale d’agire e di parlare, c’è chi fa la politica per interesse e chi la fa come atto d’amore verso la patria e tu appartieni a questa seconda categoria di persone. Ancora mille volte grazie andiamo avanti adesso dalla memoria verso il futuro per costruire la NUOVA DESTRA per fare la NUOVA ITALIA.

 

Con stima, Gioventù Futurista.

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